Carenza di chirughi, quali soluzioni possibili

Articolo a firma di Paolo De Paolis su “Il Sole 24 Ore”

L’incontro al MIUR promosso dalla Società Italiana di Chirurgia con il Viceministro Lorenzo Fioramonti e con il Presidente della Commissione Salute al Senato Pierpaolo Sileri ha permesso di gettare le basi per un percorso virtuoso e fare un primo passo concreto per affrontare e risolvere la questione della carenza di medici e chirurghi. Lo scenario del futuro comparto sanitario e chirurgico italiano comprende due ambiti diversi ma complementari articolandosi in due momenti fondamentali della formazione: l’Università e le Scuole di Specializzazione.

UNIVERSITA’ 

La proposta della cancellazione del numero chiuso per l’accesso alla facoltà di medicina non è la soluzione al problema; è invece necessario allargare il numero di accessi all’università con un percorso graduale e soprattutto misurato alle reali esigenze della sanità.Probabilmente è sufficiente un incremento annuo del 20-30% del numero effettivo di idonei alla facoltà di medicina per dare risposte adeguate al fabbisogno futuro di medici, rispondendo alle linee programmatiche nel rispetto delle esigenze di base del comparto.
Oltre che una programmazione mediante un’attenta valutazione del fabbisogno emerge la necessità di riconsiderare la modalità di selezione degli studenti che vada oltre la prova a quiz che al momento costituisce l’unico strumento a disposizione per selezionare i futuri medici.

SCUOLE DI SPECIALIZZAZIONE

Una volta usciti dal contesto universitario del corso di laurea la situazione è critica e si deve passare attraverso il “collo di bottiglia” rappresentato dall’ingresso alle  scuole di specializzazione ed in seguito alla formazione postlaurea.
In Italia attualmente mancano specialisti ed in futuro la mancanza di figure professionali qualificate sarà maggiore se consideriamo il ridotto turnover in relazione ai pensionamenti in aggiunta alle possibilità di uscita offerte a migliaia di professionisti dalla “Quota 100” ed alla Legge Fornero.
I posti attualmente messi a disposizione per la formazione in chirurgia, sono pochi ed insufficienti ad accogliere migliaia di giovani che completano la laurea e riescono ad accedere ad una scuola di specializzazione. L’offerta è evidentemente limitata rispetto alle esigenze del sistema sanitario.
I giovani medici scelgono sempre meno la chirurgia come prima opzione post laurea per molteplici ragioni: lunghezza del percorso formativo che non sempre rispetta le aspettative e le necessità del futuro chirurgo, gravoso ed usurante impegno personale rispetto alle specialità alternative, contenzioso medico-legale in aumento. Chi sceglie la specializzazione in chirurgia, per come sono strutturate attualmente le scuole di specializzazione in Italia, possono decidere di abbandonare in qualsiasi momento il percorso di formazione e quel posto resta vacante. In sostanza una quota di borse di studio viene persa perché si decide, in alcuni casi, di optare per un’altra specializzazione aggravando il trend negativo di “vocazione” chirurgica. Emerge con forza la necessità di tornare ad essere attrattivi nei confronti del mestiere del chirurgo, ricco di soddisfazioni, ma che risente delle criticità generali della professione medica con peculiarità proprie che hanno, purtroppo, acuito le difficoltà.

PERCORSO POST SPECIALIZZAZIONE

E’ quindi necessario porre l’attenzione sul limbo nel quale si ritrovano i giovani chirurghi neo specialisti appena finito il percorso formativo in attesa dell’assunzione.  La fase che dovrebbe, infatti, consentire il maggior slancio verso la vita lavorativa rappresenta invece il momento di maggiore difficoltà e scoraggiamento. Ci si trova paradossalmente a non poter frequentare più la corsia né la sala operatoria, cosa  possibile invece nel periodo formativo.
Qui entrano in gioco gli “head hunter” delle strutture ospedaliere estere che hanno gioco facile nel portare via i nostri professionisti, per la cui formazione il SSN ha speso in media 300mila euro ciascuno perdendo quindi un investimento economico ed un patrimonio umano importanti.
Perché aspettare un concorso quando in Italia l’attesa media è di almeno un anno se viene offerto uno stipendio mediamente più alto, con numerose facilitazioni e soprattutto la possibilità di esercitare subito la professione?


SOLUZIONI

Le proposte di soluzione al problema da parte della Società Italiana di Chirurgia sono diverse e su più fronti.
La prima è di ordine numerico e riguarda l’aumento del numero dei posti a disposizione per il corso di laurea in medicina e nelle scuole di specializzazione.
La seconda invece riguarda la sfera qualitativa. Siamo convinti che vada rivisito il metodo di accesso alle scuole di specializzazione ad oggi basato esclusivamente su un esame a quiz. Una valutazione globale del percorso formativo dell’ultimo periodo universitario del futuro specializzando consentirebbe una selezione più appropriata della preparazione ed attitudine del candidato. La proposta di rendere obbligatoria la frequenza nell’ultimo semestre universitario di un reparto di chirurgia va in questa direzione ed è il presupposto per una migliore valutazione permettendo ai tutor di valutare correttamente l’inclinazione alla professione e di premiare i più meritevoli.
E’ necessario poi dare delle prospettive concrete ai giovani chirurghi nell’immediato post specializzazione. L’attuale quota di circa il 70% di donne che intraprendono la facoltà di medicina rende necessaria una riorganizzazione del futuro assetto della professione che consenta di conciliare meglio la vita personale e lavorativa. Sarebbe opportuno trovare una modalità per non interrompere la continuità di frequenza in ospedale dando ai giovani chirurghi, per esempio, una copertura assicurativa e rivedendo la norma che impedisce, per incompatibilità, di avere altre attività remunerate ai titolari di borsa di studio da specializzando.

QUALE FUTURO?

Un ragionamento ulteriore va fatto sul fascino che questa professione riesce ad esercitare sulle nuove generazioni. E’ indubbio che la chirurgia comporti un impegno ed un sacrificio importanti ed a causa delle notevoli criticità del settore sanitario in termini di organici e soprattutto del contenzioso medico-legale, con cui purtroppo tutti noi dobbiamo confrontarci, abbia perso appeal.
Un’altra domanda da porci dunque non è solo sul numero di chirurghi necessari al Paese ma se ci saranno giovani medici disposti in futuro a rischiare professionalmente e personalmente per fare questa professione così affascinante ma contemporaneamente così difficile?

 

Paolo De Paolis

Presidente Società Italiana di Chirurgia

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