Medici in pensione, De Paolis (Presidente Società Italiana di Chirurgia): richiamarli è solo il tamponamento di una falla

“Richiamare i medici in pensione è solo il tamponamento di una falla, ma così non si raddrizza la nave”. E’ questo il commento alla delibera della Regione Veneto, di Paolo De Paolis, Direttore della Chirurgia dell’Ospedale Molinette di Torino e Presidente della Società Italiana di Chirurgia (Sic). Secondo De Paolis, la risposta è inadeguata a una situazione che è andata evolvendosi negativamente nel tempo con gradualità, fino ad esplodere. “Ora i problemi vanno ad acuirsi – spiega – con le nuove norme di ‘quota 100’ sulle pensioni, in seguito a cui verranno a mancare professionisti, per numero e per qualità. Una situazione che aggiunge problemi a problemi: in primo luogo il calo delle vocazioni in ambito chirurgico, dovuto anche al contenzioso medico-legale che nonostante la legge Gelli è ancora fortissimo perchè i provvedimenti attuativi non sono ancora partiti; poi il numero chiuso nelle facoltà di Medicina, fondato su valutazioni inadeguate; in terzo luogo la fuga all’estero dei giovani medici”. La ‘fuga’ dei giovani in un altro paese europeo costa all’ Italia qualcosa come 300-400 mila euro spesi dallo stato per la loro preparazione. Ma sono allettati da stipendi più interessanti dei nostri e da carriere ben definite. All’inizio furono gli ospedali britannici a offrire migliori condizioni, ora anche la Germania, la Svizzera e anche la Francia. Le soluzioni? “Prima di tutto – risponde il chirurgo – bisogna dare ai giovani continuità immediata dalla scuola di specializzazione al mondo del lavoro. Perchè è in quel momento che arrivano loro le proposte dall’estero. Ma anche durante i 5 anni di specializzazione lo specializzando non ha un ruolo chiaro. Poi è necessario dare una progressione. Ma perchè restare in Italia – si domanda De Paolis – se da noi la carriera ha perduto la progressione di una volta? Qui, se non diventi primario, mantieni il ruolo d’ingresso in ospedale, nulla di più, anche dal punto di vista economico”. “Infine – conclude – è necessario aumentare i numeri delle borse di studio per le scuole di specializzazione, che oggi sono assolutamente insufficienti rispetto alle necessità”.

 

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