«Perché serve un gesto carico di umanità». Il prof. Montorsi sul Corriere della Sera

In una lettera al Corriere della Sera, il professor Marco Montorsi, presidente della Società Italiana di Chirurgia (SIC), descrive l’importanza del rapporto tra medico e paziente, rispondendo a Gianni, l’uomo che da 14 anni vive con un apparecchio che interviene in emergenza attraverso stimoli elettrici capaci di evitarne l’arresto e che ha raccontato al quotidiano la sua storia.

“La lettera del sig. Gianni (Corriere della Sera del 14 giugno 2018, ndr) va dritta al cuore del nostro mestiere di medico, e di chirurgo in particolare, toccando il rapporto soprattutto emozionale che ogni nostro gesto e atto crea nel paziente che ci sta di fronte o che addirittura sta subendo un intervento chirurgico, seppur piccolo e ambulatoriale. Ricordo che il mio maestro di chirurgia era solito, durante la visita, fermarsi al letto dei pazienti e parlare un poco con tutti, specie davanti a quelli più delicati. Prendeva loro la mano e, con la scusa di tastare il polso e verificare il battito cardiaco, la teneva stretta nella sua per qualche minuto. È un insegnamento che ho fatto mio e che ripeto spesso, convinto che mi aiuti a stabilire un flusso di passione e sentimento con il mio paziente che quest’ultimo apprezzerà. La chirurgia che abbiamo scelto come nostra compagna di vita e lavoro richiede innanzitutto competenza e abilità tecnica, che vanno mantenute nel tempo con lo studio e la passione. Ma non dobbiamo mai dimenticare — specie oggi o nel prossimo futuro in cui la deriva tecnologica è sempre in agguato — che il paziente si affida a noi con tutte le sue paure, che anche un piccolo gesto carico di umanità contribuirà a rendere più sopportabili”.

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