Primo Rapporto SIC sulle donne in chirurgia

E’ vicino il sorpasso delle donne nella professione chirurgica nel nostro Paese. Il numero delle donne iscritte al primo anno delle scuole di specializzazione in Chirurgia  Generale è costantemente aumentato negli ultimi anni, tanto da raggiungere il 48,3% degli immatricolati nel periodo 2008-2015 (433 su 896). La prevalenza numerica degli uomini persiste ormai solo nella fascia d’età over 50: sotto questa soglia quasi sei medici su dieci sono donne. E’ quanto emerge dal “Primo rapporto SIC sulle donne in chirurgia”, pubblicato dalla Società Italiana di Chirurgia (SIC).

L’indagine condotta dall’associazione presieduta dal prof. Marco Montorsi parte dalla “consapevolezza che occorre garantire parità di genere sul posto di lavoro” e “fotografa la realtà delle sale operatorie italiane dove è in atto un vero e proprio processo di rinnovamento, al cui centro ci sono le donne”.

“Si tratta di un contributo di approfondimento che porgiamo all’attenzione del neo ministro della Salute Giulia Grillo e agli altri protagonisti istituzionali del settore”, dichiara Marco Montorsi, presidente SIC.

Secondo gli ultimi dati disponibili, relativi all’anno accademico 2014/2015, la percentuale di iscritte alla specializzazione in Chirurgia generale è del 57,1% a Palermo, del 55,5% a Torino e Bologna, del 50% a Milano, del 35% a Napoli e del 33,3% a Cagliari. La media nazionale è del 45,3%.

Nel rapporto si segnalano alcuni casi di atenei virtuosi dove i camici ‘rosa’ costituiscono un ampia maggioranza: sono donne il 100% degli iscritti alle scuole di specializzazione di Chirurgia generale dell’Università degli Studi di Torino (anno accademico 2009/2010), dell’Università degli Studi di Milano (anno accademico 2009/2010) e dell’Università di Cagliari (anno accademico 2010/2011). Ulteriori segnali positivi si sono verificati a Palermo (nell’anno accademico 2013/2014, su 6 iscritti ben 5 erano donne) e a Bologna (62,5% nel 2011/2012). Dati che dimostrano come la crescita della presenza della componente femminile non è influenzata da logiche Nord-Sud.

Il rapporto pone l’accento sulle problematiche e sugli ostacoli che impediscono alla chirurgo donna di affermarsi nel proprio ambiente di lavoro: la scelta di formare una famiglia, la gravidanza, la gestione della prole, il mobbing, sono alcune delle cause che, secondo le professioniste, hanno ridimensionato il loro percorso di carriera. Ma si raccontano anche casi di rivincita “rosa”, come quello dell’equipe di Chirurgia della mano del gruppo MultiMedica di Milano, composta da 12 donne su 18 componenti.

“Il mondo della chirurgia deve prendere atto di questo trend e anche l’organizzazione sanitaria nel suo complesso. La Società Italiana di Chirurgia propone di avviare un confronto con il nuovo Parlamento e il nuovo ministro per adottare soluzioni concrete, in tempi stretti, in grado di rendere l’ambiente di lavoro e la carriera professionale più adeguate alle esigenze di un mondo che diventa sempre più femminile”, dichiara il professor Montorsi.

La professoressa Francesca Catalano, vicepresidente SIC e primario del reparto di senologia dell’ospedale Cannizzaro di Catania, e la dottoressa Isabella Frigerio, presidente dell’Associazione Women in Surgery Italia e chirurgo del pancreas presso l’Ospedale Pederzoli di Peschiera del Garda, delineano nel rapporto una prima e decisiva soluzione: “L’istituzione di asili nido interaziendali, allo scopo di facilitare la transizione dal periodo di maternità al reinserimento lavorativo e di costruire un rapporto di fiducia tra azienda e dipendenti. Nei prossimi mesi, infatti, la SIC avanzerà al Ministero della Salute una proposta di sondaggio tra i chirurghi sul livello di gradimento di tale servizio”.

Qui per consultare il paper integrale.

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