Sanità, carenza di medici: la Sic “I giovani scelgono sempre meno la chirurgia”

 

“I dati allarmanti diffusi dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane sull’emergenza medici in Italia confermano le nostre preoccupazioni e riaccendono la questione legata al comparto chirurgico, tra i più colpiti dalla carenza di professionisti. Lo afferma in una nota la Società Italiana di Chirurgia (SIC), presieduta dal dottor Paolo De Paolis.

“I giovani medici – precisa la nota – scelgono purtroppo sempre meno la chirurgia come prima opzione post laurea per molteplici ragioni: lunghezza del percorso formativo che non sempre rispetta le aspettative e le necessità del futuro chirurgo, gravoso ed usurante impegno personale rispetto alle specialità alternative, contenzioso medico-legale in aumento”.

“Non tutti i medici che riescono a entrare in una scuola di specializzazione chirurgica finiscono il periodo formativo, una quota viene persa durante il percorso perché, per esempio, preferisce optare per un’altra specializzazione. Questa è una questione che va affrontata.

C’è poi da porre l’attenzione sul limbo nel quale i giovani neo specialisti si ritrovano in attesa dell’assunzione. La fase che dovrebbe, infatti, consentire il più forte slancio verso la vita lavorativa rappresenta invece il momento di maggiore difficoltà e scoraggiamento. Ci si trova paradossalmente a non poter frequentare più la corsia né la sala operatoria, cosa possibile invece nel periodo formativo. E qui scatta il meccanismo per cui molti dei nostri giovani e bravi chirurghi, per cui abbiamo investito molte risorse, scelgono di optare per un lavoro all’estero”.

Le proposte di soluzione al problema da parte della Società Italiana di Chirurgia sono diverse e su più fronti.

“Sarebbe necessario innanzitutto dare delle prospettive concrete ai giovani chirurghi nell’immediato post specializzazione. L’attuale quota di circa il 70% di donne che intraprendono la facoltà di medicina rende necessaria una riorganizzazione del futuro assetto della professione che consenta di conciliare meglio la vita personale e lavorativa. Sarebbe opportuno trovare infine una modalità per non interrompere la continuità di frequenza in ospedale dando ai giovani chirurghi, per esempio, una copertura assicurativa e rivedendo la norma che impedisce, per incompatibilità, di avere altre attività remunerate ai titolari di borsa di studio da specializzando”.

“Un primo passo importante – conclude la Società Italiana di Chirurgia – è stato fatto, le nostre proposte sull’aumento dei posti a disposizione per il corso di laurea in medicina e nelle scuole di specializzazione è stato recepito. Ora occorre uno sforzo ulteriore, c’è la necessità di tornare ad essere attrattivi nei confronti del mestiere del chirurgo”.

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