Umani e robot in sala operatoria. Su La Stampa intervista al prof. Marco Montorsi

Sull’inserto “Tutto Salute” del quotidiano La Stampa, l’intervista al professor Marco Montorsi, past president della società Italiana di Chirurgia. Di seguito alcuni stralci del colloquio.

Grazie all’ingresso dei robot in sala operatoria ci sarà ancora differenza tra chirurghi fuoriclasse e chirurghi mediocri?

«La differenza ci sarà sempre. E’ come dire che grazie a un joystick sono tutti bravi allo stesso modo con la Play Station. Invece così come ci sono i campioni dei videogame e i giocatori meno bravi, ci saranno sempre campioni del bisturi e chirurghi meno bravi. Anche se si opera con i robot, l’arte del saper usare mani rimane sempre importante. Sono le mani infatti a guidare la macchina e non viceversa. Certamente, il robot diminuisce le probabilità di sbagliare, eliminando ad esempio i tremori, ma ci sarà sempre differenza tra coloro che lo guidano».

In che modo oggi vengono formati i futuri chirurghi?

«Non solo con i libri o osservando i chirurghi esperti in sala operatoria, come avveniva in passato. Ci sono tecnologie che consentono agli studenti di eseguire simulazioni molto realistiche di specifici interventi. Inoltre, oggi in sala operatoria la visione è totalmente cambiata. Non si sgomita più per un posto in prima fila per osservare meglio il lavoro del chirurgo esperto. Ma grazie all’utilizzo di telecamere sempre più sofisticate è possibile seguire su uno schermo ogni piccolo movimento»”.

Qui per leggere l’intervista completa.

 

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